le.Valli Di Comacchio
le.VALLETTE
il.MEZZANO
nei.Dintorni

Per Parlare del Mezzano bisogna allargare i confini del mio paese perché è una immensa superficie di circa 18000 ettari che si estende tra i comuni di Ostellato Argenta Portomaggiore e Comacchio. Per merito di depositi ligniferi di querce nel sottosuolo, si può dedurre che 2000 anni fa questa zona era ricoperta da foreste. Nei secoli venne invasa dalle acque fluviali e poi marine creando una laguna salmastra. Qui la presenza dell’ uomo è conducibile al solo lavoro dei campi. Ecco perché a livello faunistico questa zona è la più importante. Immense distese di campi interrotti solamente da numerosi canali affollati di aironi garzette ,limicoli, martin pescatore e svariate specie di anatidi. Pochissime le strade asfaltate costeggiate da fila di olmi sui quali si posano numerosissimi gheppi poiane gufi comuni cornacchie picchi uccellini piccoli. Ai lati delle strade principali iniziano le strade sterrate che delimitano i campi: qui potete notare le uniche costruzioni esistenti: i capannoni dove vengono custodite le attrezzature agricole. Fagiani starne lepri e nutrie affollano la campagna in tutta la sua estensione. Questo territorio si trova in corrispondenza delle rotte migratorie degli uccelli delle zone umide paleoartiche. Di conseguenza grande importanza faunistica sia stanziale che migratoria. Da qualche anno il mezzano è diventato tappa fissa per pernice di mare, oche (selvatiche, lombardelle, lombardella minore, collorosso, granaiole) gufi di palude e recentemente gru (nel 2010 circa 150 esemplari) oltre ad anseriformi, rallidi, aldeidi, limicoli, ecc. Questo è il territorio migliore per birdwatcher esperti i quali potranno vedere, nel periodo giusto, il nibbio reale, falco cucolo, falco pescatore, albanella reale .

da sapere che : "Chi da nù la tera la iera tuta in til man di sgnuri" "Qui da noi la terra era tutta nelle mani dei “signori”" grida "Dolfo" battendo il pugno sul tavolino del Bar centrale. Poi con tono più basso inizia il suo viaggio nel ricordo di quel tempo quando anche lui era scariolante. Il Basso Ferrarese fino agli anni ’60 era una delle zone più povere perché c'era un agricoltura estensiva e i braccianti facevano poche giornate di lavoro all'anno. E’ stato dopo la seconda guerra mondiale che è stata distribuita ai contadini: gli "assegnatari". In effetti la legge “stralcio” 841 del ’50 scioglieva il latifondo. A condurre questa operazione fu l’Ente Delta espropriando 28374 ettari ripartiti in 3065 poderi. Poi iniziò il prosciugamento delle valli. Con la bonifica vengono creati nuovi terreni coltivabili: valle Pega, Rillo, Zavelea e Mezzano. Questo processo non trasforma solo la campagna ma offre la possibilità di dare più lavoro, si incomincia a portare la corrente elettrica e l'acqua potabile in tutte le case, si eliminano le capanne di paglia caratteristiche di quel tempo e si inizia una grande opera di alfabetizzazione della popolazione. Le assegnazioni dei terreni ai contadini iniziano negli anni ’60 e terminano nel 1981. Polemiche e discussioni hanno accompagnato tutto questo processo fino ai giorni nostri: non sono stati pochi i contadini che finito il periodo di assegnazione, nel quale era vietato vendere, hanno ceduto ad agricoltori (principalmente veneti) i quali hanno riformato grandi proprietà secondo criteri estensivi coltivando prevalentemente mais. "A sen turnà al punt ad partenza." "siamo ritornati al punto di partenza" grida ancora Dolfo con tono alterato. In effetti il rischio è che la nostra poca memoria della storia rischia di distruggere ciò che è stato fatto in questi anni. Un esempio è dato dalla recente eliminazione della valle dei caprioli : un’area realizzata dalla Provincia di Ferrara con finanziamenti comunitari all’interno del Programma denominato MEDSPA in modo da creare un ambiente di reintroduzione e ripopolamento faunistico all’interno dell’Oasi di Protezione della Fauna “Anse Vallive di Portomaggiore “. Finito il periodo di “affidamento” alla ditta Sorgeva il terreno è tornato alla proprietà e trasformato in campo di grano distruggendo così habitat diversificati e adatti a diverse specie di uccelli, anfibi, pesci e naturalmente Caprioli. Stessa sorte per un’ altra area: i Ripristini Bellini sono quasi ormai tutti riconvertiti a campi agricoli.

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